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Picasso Images. Le opere, l’artista, il personaggio

picassoLa ricca selezione di immagini è accompagnata da una significativa scelta di opere grafiche, sculture e dipinti provenienti dal Musée national Picasso-Paris che ne inquadrano l’evoluzione artistica. Le tre sezioni che articolano il percorso espositivo intendono indagare i diversi collegamenti che il più grande artista del XX secolo stabilì con la fotografia: dai primi tentativi di utilizzo del medium quale strumento di indagine approfondita del mondo circostante, di ausilio per la sua opera e di testimonianza dello stato d’avanzamento delle sue creazioni, alle fruttuose collaborazioni artistiche con fotografi d’avanguardia, tra cui Brassaï e Dora Maar, poi sua compagna.

Kandinskij, il cavaliere errante

kandinskyj-2Il Mudec rende omaggio a Vasilj Kandinskij con un’inedita mostra “site-specific”, legata alla propria vocazione e fondata sul rapporto tra arte e scienze e sulla metafora del viaggio come avventura cognitiva. Tutti aspetti sperimentati dal fondatore dell’astrattismo, che ha sempre mostrato interesse per un approccio scientifico alla realtà, per le esplorazioni, per il viaggio come cifra riassuntiva della sua stessa esistenza.

Keith Haring. About Art

Keith Haring We Are The YouthPer la prima volta una mostra percorre l’intera vita artistica di Keith Haring, con una vastissima selezione di opere provenienti da tutto il mondo, mettendo in evidenza accanto alla figura di artista militante, i riferimenti ampi e articolati ad altri artisti e linguaggi. Questi diventano nelle sue tele riflessioni sulla capacità dell’arte di auto rigenerarsi e un collegamento tra culture diverse ed universali, che consolida la sua grandezza di artista.

La mostra Brueghel

Brueghel1La mostra Brueghel. Capolavori dell’arte fiamminga celebra alla Reggia di Venaria la più importante congrega di artisti fiamminghi a cavallo tra il XVI e XVII secolo, coloro che sono stati interpreti dello splendore del Seicento e la cui dinastia è diventata marchio di eccellenza nell’arte pittorica.

14-18 Due fronti, una città. Storie triestine

41379-DueFronti 01 Una rilettura della storia di Trieste e dei triestini durante la Grande guerra e nei primi anni del dopoguerra: con questa finalità nasce la mostra “14-18 Due fronti, una città”, organizzata dal Comune di Trieste, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, nel Salone degli Incanti-Ex Pescheria, curata da Lucio Fabi, storico e consulente museale, e diretta da Bianca Cuderi, dirigente del Servizio Biblioteche, Istruzione e Politiche giovanili con incarico per i Civici Musei. L’interpretazione storica del periodo tra il 1914 e il 1918 – afferma l’Assessore alla cultura del Comune di Trieste, Paolo Tassinari – consente di presentare Trieste come una città "instabile", in bilico tra due stati, con combattenti sull’uno e sull’altro fronte.

Diversa, quindi, dalla visione di una città "in attesa" dell’arrivo dell'Italia, e capace di rappresentare le diverse vicende dei triestini e più in generale delle genti del Litorale coinvolte nel conflitto mondiale: le decine di migliaia di militari arruolati nell’esercito asburgico; la storia più conosciuta di un migliaio di volontari irredenti fuggiti dall’Austria per arruolarsi con l’Italia; i profughi, gli internati per motivi politici e i tanti “regnicoli”, lavoratori italiani dimoranti in città da decenni con le loro famigli, costretti a ritornare in patria o internati dall'Austria.

Per la prima volta – rileva il curatore Lucio Fabi – si tenta un ragionamento articolato sulle esperienze e sui diversi destini di donne e uomini profondamente segnati dal conflitto: “storie triestine” (come recita il sottotitolo della mostra), viste dopo un secolo dagli eventi, con una visione più nitida e distaccata, con l’ausilio di una consistente documentazione iconografica e documenti provenienti da fonti d’archivio pressoché inedite, la cui visione sarà sicuramente di stimolo per futuri approfondimenti. Nel valorizzare il patrimonio custodito dalle istituzioni culturali dell'Ente – afferma Bianca Cuderi – la mostra propone fotografie, reperti, oggettivistica e documenti provenienti dal Museo del Risorgimento, dal Museo Teatrale C. Schmidl, dalla Fototeca, dalla Biblioteca Attilio Hortis, dal Museo della guerra per la pace Diego de Henriquez, dall’Archivio generale. In esposizione anche dei contributi della Cappella Underground e della Cineteca del Friuli, nonché di diverse collezioni private, fra le quali la Hellmann di Roma (oggetti della “Trench Art”) e la Luisi di Trieste (circa mille soldatini d’epoca).

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Renzo Arbore. La mostra. Videos, radios, cianfrusaglies “Lasciate ogni tristezza voi ch’entrate”

39863-New York 2004 Nel 2015 ricorre il trentennale di Quelli della notte, una delle “invenzioni” di Renzo Arbore che hanno più inciso nella storia della cultura e dell’intrattenimento. Come ha già annunciato in un Che tempo che fa che Fabio Fazio ha voluto dedicare interamente a quell’evento, dal 19 dicembre 2015 al 3 aprile 2016 sarà aperta al pubblico, negli spazi espositivi della Pelanda al Macro di Testaccio, una grande mostra dedicata a Renzo Arbore, ai 50 anni della sua straordinaria carriera, alle sue trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno così fortemente caratterizzato la storia della televisione e del costume del nostro paese, alle sue amicizie e alle sue scoperte, ai suoi percorsi musicali e ai concerti dell’Orchestra Italiana, alla sua incredibile collezione di oggetti e memorabilia, ma anche ai suoi amici, ai suoi viaggi, al sostegno non episodico alla Lega del Filo d’Oro e alla sua sensibilità verso i più sfortunati, alla travolgente esperienza umana e in definitiva al suo contributo di intelligenza e di ironia alla cultura italiana.

All’ingresso della mostra campeggerà la scritta: “lasciate ogni tristezza voi ch’entrate”. All’interno, in un percorso espositivo sorprendente, saranno esposti gli oggetti che sono i testimoni di questa straordinaria avventura: dalle copertine dei dischi alle sue collezioni più improbabili, dalle radio d’epoca alle cravatte più strane, dagli oggetti in plastica collezionati in modo quasi maniacale alle memorabilia dei suoi viaggi, dagli strumenti musicali agli elementi scenografici che hanno caratterizzato le sue trasmissioni televisive. Accanto a loro saranno protagonisti i documentiaudio e video delle performances di Arbore, da Quelli della notte ai concerti dell’Orchestra italiana, da Bandiera Gialla e Alto Gradimento ai suoi film e perfino ai suoi sketch pubblicitari, in un percorso articolato in “stazioni” che corrispondono alle passioni di Renzo: la Musica, l’America, il Collezionismo e la Plastica, il Cinema, i Viaggi, la Televisione, le Città e gli Amici, la Moda e il Design, la Radio e infine la Lega del Filo d’Oro. Si svilupperà così un racconto nel quale, come in una camera delle meraviglie, ogni oggetto, ogni suono e ogni immagine porteranno alla luce una curiosità e un momento della vita di Renzo Arbore, ma anche di un pezzo della storia d’Italia e degli italiani.

Oltre a Renzo Arbore nel progetto sono coinvolti molti dei suoi collaboratori, che gli sono stati e gli sono accanto in tante occasioni, a partire da Alida Cappellini e Giovanni Licheri, che hanno disegnato per Arbore le scenografie della maggior parte dei suoi spettacoli e hanno progettato un allestimento della mostra che non mette solo in valore i materiali esposti, ma riesce ad accogliere il visitatore come se fosse a casa di Renzo. La regia e il montaggio dei filmati è affidata a Luca Nannini che si avvarrà delle ricerche di Sabina Arbore e Adriano Fabi.

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Carlo Portelli. Pittore di pregio

28709-1a4 La Galleria dell’Accademia annovera, nell’ampia rassegna della pittura fiorentina della Maniera dispiegata nella Tribuna del David, una monumentale pala con l’Immacolata Concezione di Carlo Portelli (tavola, cm 415 x 246,2), datata 1566 e già in Ognissanti, che può, a giusto titolo, essere considerata il suo capolavoro. Il suo autore, per quanto titolare di importanti commissioni e fra gli artisti attivi per le maggiori imprese medicee, non ha goduto sin qui di una grande fortuna critica.

Intorno a questa tavola visionaria e neo rossesca che scandalizzò Raffaello Borghini (1584) per l’esibizione sfacciata e irriverente delle nudità di Eva in primo piano, è quindi opportuno raccogliere in una mostra tutti i dipinti che si possono ascrivere attendibilmente al Portelli e, con nuove ricerche, chiarire nel catalogo, una volta per tutte, il suo ruolo nella pittura fiorentina dell’età vasariana. Giunto a Firenze dalla natia Loro Ciuffenna in epoca imprecisata, si sarebbe formato, secondo il Vasari, nella affollata e sperimentata bottega di Ridolfo del Ghirlandaio e nel 1538 si era già iscritto alla Compagnia di San Luca o dei Pittori. Due anni più tardi collaborava già col Salviati all’apparato per le nozze di Cosimo I con Eleonora di Toledo, portando a compimento un dipinto effimero con l’Incoronazione di Cosimo I di cui esiste il disegno preparatorio di Cecchino al Louvre. La pala con la Trinità di Santa Felicita, da datarsi prima del 1543, lo rivela un artista che, rifacendosi ai grandi modelli, sa già orchestrare una composizione, scalando in profondità le figure nello spazio illusorio di un dipinto. Dopo aver preso in affitto una bottega nel 1548, avrebbe dato inizio ad una intensa attività di pittore di soggetti religiosi, di cui danno conto le pale del 1555 (Annunciazione di Loro, Disputa sulla Trinità di Santa Croce e Adorazione dei Pastori di San Salvi, queste ultime in origine nella chiesa di Monticelli, consacrata nel 1555).

Due anni più tardi licenziava il grandioso e affollato Martirio di San Romolo (come lo sono in genere le pale d’altare del Rosso), di cui è conservato al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi uno studio preparatorio a matita rossa per la testa della fanciulla di profilo che figura nel dipinto e che gli sarà esposto accanto, come nel percorso dell’esposizione figureranno le opere grafiche del Portelli che si conoscono, in genere caratterizzate da un inconfondibile segno filiforme, in punta di penna, che definisce sommariamente le figure. Iscritto nel 1563 alla appena fondata Accademia del Disegno, lo sarebbe rimasto fino alla morte, nel 1574. In questi anni, accanto ad una produzione di pale d’altare come il Compianto di Loro del 1561, l’Immacolata Concezione del 1566, la Restituzione della Croce di Olmi del 1569, e il Cristo che predica con i Santi Giovanni Battista ed Evangelista e i committenti, di Colle di Buggiano del 1571, avrebbe soddisfatto le richieste di una committenza privata desiderosa di Sacre Famiglie (in musei stranieri o passate sul mercato) e Allegorie della Carità (Madrid, Arezzo e Firenze), cimentandosi con successo anche nel genere ritrattistico con dipinti oggi a Chaàlis e a Wiesbaden, e con il Ritratto allegorico e celebrativo di Giovanni dalle Bande Nere di Minneapolis, debitore del ritratto del condottiero di Giovan Paolo Pace degli Uffizi e di quello della Galleria Palatina restituito a Salviati dal Cecchi, dei quali è prevista l’esposizione accanto all’opera del Portelli.

Dopo aver lavorato all’apparato del 1565 per le nozze di Francesco de’ Medici e di Giovanna d’Austria, con pitture a Borgonissanti e all’arco al Canto della Paglia, avrebbe chiuso la sua carriera con la collaborazione all’impresa dello Studiolo del Principe in Palazzo Vecchio, dipingendo, ormai vecchio e superato dai giovani emergenti, il Nettuno e Anfitrite così diverso dalle sue opere più tipiche. La mostra che annovererà circa cinquanta opere fra dipinti, disegni e documenti, oltre a valorizzare la pala dell’Accademia, consentirà al pubblico che affolla ogni giorno il museo di conoscere un artista noto solo agli specialisti e invece meritevole di essere apprezzato per la sua originalità, fantasia e capacità di tradurre in pittura concettose invenzioni, sul modello del Vasari.

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Mostra Fotografica - Omo River il cuore antico dell’Africa nera

Omo River il cuore antico dellAfrica nera 3 Venerdì 29 maggio 2015 alle ore 20,30 sarà inaugurata la mostra fotografica personale di Valter Bernardeschi e Cristina Garzone di Firenze dal titolo Omo River il cuore antico dell’Africa nera” presso la Galleria FIAF - Le Gru (Corso Vitt. Emanuele, 214) di Valverde (CT). La stessa resterà aperta fino al 26 giugno 2015 tutti i venerdì non festivi dalle ore 20,00 alle ore 21,30.

 

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Pier Paolo Pasolini. Da spazio espositivo a spazio espressivo

33089-rm Il giorno 8 Maggio 2015 alle ore 19.00 la Galleria Minima presenta “Pier Paolo Pasolini - Da spazio espositivo a spazio espressivo”, mostra collettiva di Claudio Andreoli, Paolo Bielli, Franco di Matteo, Giuseppe Palermo, Eros Renzetti, Mario Tosto e performance poetica di Sarina Aletta con intervista di Giovanni Lauricella di Agenzia Radicale, a cura di Mario Tosto.

Raccontare Pasolini con una sola immagine è riduttivo, visto che il suo percorso è stato cosi vasto. Sei gli artisti che in questo esperimento lo rappresenteranno a loro modo. Sei lavori 60x80 per ricordare i quarant' anni dalla sua morte. Insieme a lui sono scomparsi i luoghi di una vita, le case i paesaggi e in particolar modo i personaggi semplici della periferia romana. Amava farsi fotografare: narciso, è tante volte presente nelle sue poesie. Coraggioso e vitale ma anche dolce e sognante.

In un libro di interviste, Il mestiere di poeta, Pasolini scrive: “Il fondo del mio carattere non è il malessere, bensì la gaiezza, la vitalità, e questo io paleso non solo nell' opera letteraria ma nella vita stessa. Intendo per vitalità quell' amor di vita che coincide con la lietezza. E gaia, vitale, affettuosa è nell' intimo la mia natura: sono le continue angosce oggettive che ho dovuto affrontare che hanno esasperato gli aspetti del mio malessere”.

L 'estremo atto d'amore lo offre con i primi film come Accattone o Mamma Roma, descrivendo la rabbia di una realtà ormai scomparsa, ragazzi delle borgate che vivono nelle baracche e parlano solo romano, girano per la città con sguardi drammatici e spontanei. Scende nelle stesse strade in cui sono avvenuti gli incontri per difendere e rappresentare al meglio quel mondo. E' come un urlo che ci rende più veri e consapevoli di una società piccolo borghese, castrante e in pieno sviluppo.

 

Dal 08 Maggio 2015 al 27 Giugno 2015 Roma

Luogo: Galleria Minima - Arte Contemporanea Curatori: Mario Tosto

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Telefono per informazioni: +39 339 3241875 E-Mail info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito ufficiale: http://www.premioceleste.it/galleriaminima

 

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Picasso e le sue passioni

41351-auroritrattoL’esposizione, curata da Lola Duran, propone oltre 200 opere tra disegni, ceramiche e oli, provenienti da importanti raccolte private di tutto il mondo e dal museo di Mija Malaga, e illustra, nei suoi contenuti più autentici, i temi e le passioni che hanno dato vita alla creatività di Pablo Picasso e ne hanno influenzato l’esperienza umana e artistica. Il teatro e il circo, la tauromachia, le donne e la politica: queste le passioni che danno titolo alla mostra. Temi centrali nell’immaginario artistico di Pablo Picasso nel contesto del XX secolo. Tematiche illustrate attraverso una grande varietà di tecniche.

“Picasso e le sue passioni” propone un percorso completo nell’opera dell’artista spagnolo, che aiuta a comprendere al meglio l’evoluzione del suo linguaggio artistico: dai primi anni parigini con le incisioni del ciclo La Suite des saltimbanques (1913) all’esperienza più matura delle opere grafiche (disegni e litografie) dedicate alla Spagna di Barcelona Suite (1966), a La Célestine del 1971. Un nucleo tematico importante è costituito dalle ceramiche, una delle poche collezioni complete in possesso di un privato, con il ciclo Tauromachia (1959), cui Picasso si è dedicato dopo la fine della seconda guerra mondiale. La sperimentazione di oggetti in ceramica (vasi, piatti, brocche, mattonelle dipinte) ha infatti accompagnato gli ultimi vent’anni di vita dell’artista, intrecciandosi indissolubilmente con le sculture, la grafica e soprattutto i lavori su tela. “Picasso e le sue passioni” offre quindi un’esposizione eterogenea per temi ed eclettica per ricerca stilistica, che culmina nei due dipinti a olio Tête de femme (1943) (olio su cartone intelato, 66×51) e Autoritratto del 1967 (gouache e inchiostro di china, 75×56,5). La donna è il soggetto più sentito nella pittura di Pablo Picasso, è la verità più nascosta, il cavallo di battaglia più sicuro nella guerra di conquista della realtà, è un simbolo limpido, è l’inesauribile tesoro e la nemica che non depone mai le armi. E’ la joie de vivre e nello stesso tempo è l’ossessione a cui dare forma, la sua inseparabile compagna e la sua regina. Alcuni biografi attribuiscono alla presenza di Dora Maar l’influsso esercitato nella vita di Picasso dal 1935 al 1943 e anche nel suo radicale cambiamento dello stile pittorico.

Il temperamento forte, nevrotico e intellettualmente isterico della sua compagna porta l’artista all’esasperazione del suo espressionismo estetico, sia nella scomposizione dei piani prospettici che nella profondità e acutezza interpretativa del carattere di lei. Tête de femme, 1943 – olio su cartone intelato, 66×51- esposto a Pavia è l’ultimo – e forse il più completo – di una sequenza di quattro ritratti realizzati tutti nello stesso giorno il 3 giugno del 1943, quasi una sorta di addio a Dora Maar, immediatamente prima che l’artista incontrasse la sua prossima conquista e novella musa, la giovanissima Françoise Gilot. Nei numerosi autoritratti realizzati nel corso della sua lunga carriera Pablo Picasso in fondo ha sempre svelato l’autentica passione della sua vita: quella per sé stesso. In Autoritratto, 1967 – Gouache e inchiostro di china, cm 75×56,5 – l’artista rivela tutta l’identità e l’alterità del suo doppio. Qui Picasso è l’uomo, l’artista, l’alchimista, ma è anche il Minotauro, il toro, il demone: è l’ombra che affiora dall’inconscio per tradire l’identità nascosta. Nella sua costante de-costruzione dell’Ego, Picasso si ritrae davanti allo specchio dell’anima nell’ossessione drammatica di rivelare la sua identità segreta prima di tutto a sé stesso. Pavia, unica città del nord Italia ad accogliere l’esposizione, apre eccezionalmente al pubblico le sale di palazzo Vistarino.

La settecentesca “villa delle delizie”, affacciata sul Ticino, oggi sede della Fondazione universitaria Alma Mater Ticinensis, farà da scrigno, con le sue sale affrescate, le dorature e gli specchi, alle opere di Pablo Picasso. La mostra è organizzata dalla Fondazione universitaria Alma Mater Ticinensis e dall’Associazione Culturale ViviPavia, in partnership con MUSA Group e in collaborazione con il Comune e l’Università di Pavia.

Dal 19 Dicembre 2015 al 20 Marzo 2016 Pavia

Luogo: Palazzo Vistarino Enti promotori: Fondazione universitaria Alma Mater Ticinensis Associazione Culturale ViviPavia MUSA Group Comune di Pavia Università di Pavia

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